Dante fra la 'mulier aliena' e la 'mulier fortis'

Antonio Rossini

Abstract


Nel quindicesimo canto del Paradiso Dante affida a Cacciaguida il peana della Firenze 'del buon tempo antico'. La gran parte di questo panegirico è dedicata alle donne fiorentine. Dopo aver lodato i costumi muliebri dell'antica Firenze, l'avo di Dante rivolge alle contemporanee del poeta un'aspra invettiva che, pur basandosi su di un'antica e provata tradizione classica di tipo satirico-morale, sembra però aprirsi con forza a modelli biblici che non sono stati fin qui sufficientemente investigati. Questo articolo intende mostrare quanto l'antica filigrana vete-rotestamentaria del discorso di Cacciaguida possa paradossalmente ed efficacemente prestarsi proprio alla critica sociale provocata in Dante dalla particolare temperie storica della Firenze in cui era immerso e come questo sostrato biblico corrisponda anche a certe ideologie dell'austerità di costumi di ambiente augusteo penetrate nell'Eneide virgiliana.


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